Lo
so che talvolta
ti
son parso imbranato,
ma
imbranato tanto.
A
darti io miravo
il
meglio di me
(non
era quello!)
e
non badavo
a
certi particolari
ch’a
Te all’occhio saltavano.
O
alla caviglia,
come
quella volta!!!
Scusa
per tutti gli sfioramenti
ch’involontariamente
t’ho causato
in
mosse assurde contorcendomi
degne
d’un robot!
Più
delicato io sarò d’ora in poi,
se
me l’permetterai,
com’un
vaso ti maneggerò
di
porcellana raffinata:
più
attento a me, com’a Te, io sarò,
più
saldo e sicuro di me.
Così
facendo,
mostrato
io non t’ebbi
la
mia fragilità,
ch’involontariamente
addosso
t’è saltata
al
primo intoppo:
non
accusarmene,
una
colpa non è né un peccato,
umani
siamo
e
non lo dico a mia discolpa.
Ho
sbagliato,
ma
quale Uomo sarei stato
s’il
meglio di me
non
t’avessi dato?
S’è
concesso un solo sbaglio
o
tantomeno quello,
s’unica
sei al mondo
una
sola chance
non
basta
per
agli errori provvedere:
e
questo è quant’è stato.
La
rarità di quei Momenti,
l’ansia
di vederti,
la
voglia d’il meglio esser e darti
la
volontà ed il piacere
d’in
ogni tuo desiderio soddisfarti:
riconosco
ch’ho sbagliato ma,
se
diversamente avessi fatto,
in
me io non sarei stato.
Invece,
quasi
come diceva quel biglietto,
io
ero veramente Uomo
sol
insieme a Te.
Poesia
scritta il 22 marzo 2014

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