martedì 21 luglio 2015

A volte non è mai abbastanza




A volte non è mai abbastanza:
puoi con tutto te stesso darti da fare
ed investire le tue risorse migliori,
puoi mettercela tutta
ed ogni tuo sforzo dispiegare
anche con la spontaneità più totale,
puoi con tutto te stesso lottare
e fino in fondo impegnarti
ma a volte, è triste a dirsi,
non è mai abbastanza.

A volte non è mai abbastanza,
quando tutta ce la metti
ed ugualmente non riesci,
quando tutta ce la metti
e ch’ogni sforzo sembra sia vano,
quando tutta ce la metti
e non capisci se, per riuscire,
hai fatto abbastanza oppure no:
perché, ammettiamolo,
a volte non è mai abbastanza.

Dove finisce l’insufficienza,
dove inizia la sufficienza?
Dove finisce la sufficienza,
dove inizia l’abbondanza?
Come può non esser abbastanza
quando spontaneamente
impegnato ti sei fino alla mattanza?
Qual è la linea di demarcazione
tra luce e buio,
tra giorno e notte?

Ti alzi presto
a guardar all’orizzonte
il sorgere del sole sul mare,
il sole non c’è ancora ma c’è già luce,
il sole non c’è ancora ma non è più buio:
notte o giorno?
Guardi il tramonto all’orizzonte opposto
ed il sole s’è nascosto
ma la luce è ancora lì:
giorno o notte?

Non ho capito ancora
perché a volte, senza volere,
non è mai abbastanza
nemmeno in abbondanza
e sfidando la mattanza
anch’in lontananza:
senza mezzi termini
né mezze misure,
a volte, semplicemente,
non è mai abbastanza.


Poesia scritta il 3 settembre 2014

giovedì 16 luglio 2015

Incondizionatamente - La culla




Me lo dicevi,
avevi tanti pretendenti,
tutti’n fila fin al duomo:
dimenticato Tu m’avrai,
quest’il mio timore.

Rifatta ti sarai una vita
di me senza tener conto:
un po’ brucia, fa male ma,
se così fosse,
lieto ne sarei per Te.

E poi mi piace pensare
che possa non esser così,
che sia io a poter sbagliare
quando potuto non ho
far a meno d’a Te pensare.

E, se Tu sapessi che non esiste
ch’io possa dimenticarti,
scinderti dal mio cuore,
forse stupita rimarresti
di siffatta mia Tanta Dedizione.

A me questo Sentimento
spaventa, mi fa paura
per la sua profondità,
perché Più Grande è di me,
che da sol non sono nessuno,

anche se ciecamente mi ci affido
perché mi culla,
dolcemente,
come le onde del mare,
dando un senso al Sentir mio.

E voluto avrei cullare Te,
mia Signora e mia Bambina,
se sol Tu fossi stata
un pochino più morbida con me,
senza quella rigidità che m’ha ferito.

Eppur questa Dedizione
basta a suggerirmi che so Amare
come Tu forse non sai fare,
forse trascurando me stesso
ma di sicuro con tutto il mio cuore:

incondizionatamente.


Poesia scritta il 28 dicembre 2014

mercoledì 1 luglio 2015

Travisarmi




Regna il dolor
ma non c’entra il dottor:
si tratta d’Amor,
non è stato un error.

Errar Tu puoi
sol se volente o nolente
scegli o mal agisci:
nul di ciò ho io fatto.

L’attenzione per comunicar
che necessito di dar
e di ricevere mi plasma nel mio essere,
nel mio di non udente carattere.

Frainteso hai
l’attenzione mia,
per qualcos’altro
facendola passar:

pretesa non era,
malvagità non era,
una colpa nemmeno
ma disagio.

Non era una pretesa.

Se per comunicar
attenzione devi metterci,
essa è innata,
la necessiti

per dir ed ascoltar:
io con gli occhi sento
e propensa esser devi
a me ripetere, farti capir.

Non chiedevo la Luna
a Te ch’il Sole sei,
ma Tu
spontaneamente me la davi,

un’attenzione Tu mi davi
senza eguali:
e con me comunicavi grandemente,
ci sapevi fare

e col blocchetto
e col cellulare
e scandendo
meglio e ripetendo.

L’attenzione tua non pretendevo,
ne usufruivo, Gioivo,
non ti chiedevo
nul che non potessi darmi.

Ed indesiderata
l’hai Tu classificata,
mentre sempre m’accettavi,
ti mostravi alla mia altezza, io alla tua.

Non era una pretesa.

E capito Tu non l’hai,
punendo me col tuo distacco,
obbligandomi a rimetterci e soffrir
quando scelta non ho avuto:

non così Te,
accecata d’odio
e rancor verso di me,
per aver lottato io per Te.

Bastato non t’è illudermi,
farmi di Te Innamorar,
mal farmi star
per un Abbraccio non più datomi,

in alto farmi volar
ed il firmamento toccar
ed infine insultarmi
dopo Tutto Quanto t’ho dato...

Bastato non t’è
esser Qualcuno
d’Importante ed Essenziale
per me.


Poesia scritta il I luglio 2015

martedì 23 giugno 2015

Chimica dell'Amore




Al Piccolo Chimico,
con cui mi divertivo da piccolo
a testare sostanze, a crearne di nuove,
allenando così per la scienza
il mio fedel interesse.

Ai teorici atomi
attorno cui, come mosche,
ronzan elettroni, anioni e cationi,
e composti lor da nucleoni,
protoni e neutroni.

Alla tavola periodica,
metalli, semimetalli, non metalli,
che ritornan poi da dov’essi son venuti,
andando pur essi anch’a posarsi
su quest’azzur pianeta.

Ai solidi, ai liquidi,
ai gas, nobili o non nobili,
che tutto quanto compongon il creato,
sia esso tutto vispo e vivente
o pur anche inanimato.

Alle molecole d’ossigeno,
l’aria del nostro respiro vivo,
con l’idrogeno l’acqua di fonte viva,
cui noi andiamo poi a dissetarci
per respirar l’ossigeno.

Alle molecole organiche,
della vita le artefici assolute,
avvio han dato ad ogni essere vivente,
animale o vegetale o fungo
o batterio, anche virus.

A Madre Natura,
della natura la Madre,
ed anche a Dio che sta Lassù,
di nostra Madre Natura
e pur nostro il Padre.

Al nulla dentro questo mondo,
al vuoto ch’Ella m’ha lasciato
nello spazio come nella mente,
alla Particella di Dio,
ch’il tutto spiega.

Alle formule chimiche,
agli albori del mondo create
con leggi chimiche dal cosmo guidate
da quel Dio non fatto d’atomi
ma poi forse d’Amore.

All’amore del cosmo,
la chimica, al mio Amore per Lei,
al Piccolo Chimico ora diventato grande,
un soffio di vita è l’Amor ed il cosmo fa girar,
pura chimica anche lui ma non d’atomi composto.

Al Vero Amore,
ch’è chimica, ma non solamente:
è Esso, il Vero Amore, della vita il motore
e di lei che conduce
il sapore.


Poesia scritta il 23 novembre 2014

domenica 21 giugno 2015

La più Grande Felicità Esistente




Non so dove sei,
so sol che t’abbraccio nel mio cuore.
Non so con chi sei,
so sol che ti porto ovunque vado.
So ben poco di Te,
se non che sei la Più Bella in Assoluto.
Non so cosa fai
ma mi basta sapere che ci sei.

La foto è una movida
ma è bellissima
perché l’hai fatta Tu.

Col pensiero a Te rivolto
ho il duemilatredici lasciato
ed il duemilaquattordici accolto.

Come di risposta per Natale,
a Te va il mio augurio più vitale:
sperando ardentemente
nell’onor di dartele personalmente
e di contribuirvi attivamente
ma non solo concretamente,
per questo duemilaquattordici
ti auguro
le cose più Belle,
ogni Bene
e la più Grande Felicità Esistente.


Augurio scritto il I gennaio 2014
e riproposto il I gennaio 2015 e 2016

sabato 13 giugno 2015

La ferita




Dieci mesi senza più vederti,
mi chiedo se mai più ti rivedrò.
Dieci mesi senza respirarti,
annaspando forte senza Te.
Eri per me la vita,
la Vita allo stato puro,
ch’io non ho più,
e m’assale nostalgia...

Per la sorte del destino,
il mio numero è ventotto,
un numero in sé neutro,
la data in cui son nato.
E lo rendesti, per un anno,
a Bellissimo da Bello
venendo, quella sera, a casa mia,
facendomi sognare.

Ma smettemmo di vederci
ch’or son dieci mesi,
era il ventotto
e tal mio numero, da neutro,
che Tu rendesti positivo,
m’hai Tu reso negativo.
Si ristabilirà, io mi chiedo,
delle cose l’ordine?

Passati sono dieci mesi,
mi chiedo se m’odierai ancora.
Non conviene che ti cerchi,
m’incolperesti com’allora.
Passati sono dieci mesi,
ho ancor sì voglia
d’abbracciarti com’allora.
Ancora.

E io spero di poterti rivedere,
di poterti forte riabbracciare
quando Tu capito avrai
ch’il mio male da Te viene,
ch’or più mal mi fai che Bene.
Perché una ferita diventata sei,
una ferit’aperta non rimarginata,
da sol impossibile da cauterizzare.

E sempre brucerà,
se Tu non la cauterizzerai:
brucerà di Dolcezza e nostalgia,
brucerà d’Amor e malinconia
a ricordar i Profondi e Dolci Occhi tuoi.
Ed allor io sper ch’il ventotto tornerà,
com’allora, a far risplendere
la sua Immensa Maestà.

Chiamalo Tu fragilità,
sto lottando io per Te.
Chiamalo Tu debolezza,
non deridere mai più me.
Sto facendo l’impossibile
senza nulla poter fare.
Perché il massimo è per me Amarti,
è Tutto quello che so fare.


Poesia scritta il 28 novembre 2014

domenica 7 giugno 2015

De veritate - Qualcuno




La verità
è ch’io non son felice
perché più a sorridermi non sei
con i Verdi Occhi tuoi,
il Dolce Sorriso tuo.

La verità
è ch’in ogni sorriso,
in ogni sguardo a me rivolto
io cerco sempre
un po’ di Te.

La verità
è che con me io ti vorrei
e ch’invece amaramente ti rimpiango
perché oramai accanto a me
tristemente non ci sei.

La verità
è ch’ora tutto mi fa male
e che sol Tu lo rendevi Grandioso
con la tua Unica, Insostituibile
e Magica Presenza.

La verità
è già in sé bollente,
è lampante, incandescente,
ma è ben poca cosa
senza Te.

La verità
è solamente la
metà di codesta per me
inevitabil ed innata
senza Te realtà.

La verità
è ch’io son triste
perché ivi Tu non sei
a farmi sentir
Qualcuno.

La mia verità sei Tu.


Poesia scritta il 4 giugno 2015