Dieci
mesi senza più vederti,
mi
chiedo se mai più ti rivedrò.
Dieci
mesi senza respirarti,
annaspando
forte senza Te.
Eri
per me la vita,
la
Vita allo stato puro,
ch’io
non ho più,
e
m’assale nostalgia...
Per
la sorte del destino,
il
mio numero è ventotto,
un
numero in sé neutro,
la
data in cui son nato.
E
lo rendesti, per un anno,
a
Bellissimo da Bello
venendo,
quella sera, a casa mia,
facendomi
sognare.
Ma
smettemmo di vederci
ch’or
son dieci mesi,
era
il ventotto
e
tal mio numero, da neutro,
che
Tu rendesti positivo,
m’hai
Tu reso negativo.
Si
ristabilirà, io mi chiedo,
delle
cose l’ordine?
Passati
sono dieci mesi,
mi
chiedo se m’odierai ancora.
Non
conviene che ti cerchi,
m’incolperesti
com’allora.
Passati
sono dieci mesi,
ho
ancor sì voglia
d’abbracciarti
com’allora.
Ancora.
E
io spero di poterti rivedere,
di
poterti forte riabbracciare
quando
Tu capito avrai
ch’il
mio male da Te viene,
ch’or
più mal mi fai che Bene.
Perché
una ferita diventata sei,
una
ferit’aperta non rimarginata,
da
sol impossibile da cauterizzare.
E
sempre brucerà,
se
Tu non la cauterizzerai:
brucerà
di Dolcezza e nostalgia,
brucerà
d’Amor e malinconia
a
ricordar i Profondi e Dolci Occhi tuoi.
Ed
allor io sper ch’il ventotto tornerà,
com’allora,
a far risplendere
la
sua Immensa Maestà.
Chiamalo
Tu fragilità,
sto
lottando io per Te.
Chiamalo
Tu debolezza,
non
deridere mai più me.
Sto
facendo l’impossibile
senza
nulla poter fare.
Perché
il massimo è per me Amarti,
è
Tutto quello che so fare.
Poesia
scritta il 28 novembre 2014
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