sabato 13 giugno 2015

La ferita




Dieci mesi senza più vederti,
mi chiedo se mai più ti rivedrò.
Dieci mesi senza respirarti,
annaspando forte senza Te.
Eri per me la vita,
la Vita allo stato puro,
ch’io non ho più,
e m’assale nostalgia...

Per la sorte del destino,
il mio numero è ventotto,
un numero in sé neutro,
la data in cui son nato.
E lo rendesti, per un anno,
a Bellissimo da Bello
venendo, quella sera, a casa mia,
facendomi sognare.

Ma smettemmo di vederci
ch’or son dieci mesi,
era il ventotto
e tal mio numero, da neutro,
che Tu rendesti positivo,
m’hai Tu reso negativo.
Si ristabilirà, io mi chiedo,
delle cose l’ordine?

Passati sono dieci mesi,
mi chiedo se m’odierai ancora.
Non conviene che ti cerchi,
m’incolperesti com’allora.
Passati sono dieci mesi,
ho ancor sì voglia
d’abbracciarti com’allora.
Ancora.

E io spero di poterti rivedere,
di poterti forte riabbracciare
quando Tu capito avrai
ch’il mio male da Te viene,
ch’or più mal mi fai che Bene.
Perché una ferita diventata sei,
una ferit’aperta non rimarginata,
da sol impossibile da cauterizzare.

E sempre brucerà,
se Tu non la cauterizzerai:
brucerà di Dolcezza e nostalgia,
brucerà d’Amor e malinconia
a ricordar i Profondi e Dolci Occhi tuoi.
Ed allor io sper ch’il ventotto tornerà,
com’allora, a far risplendere
la sua Immensa Maestà.

Chiamalo Tu fragilità,
sto lottando io per Te.
Chiamalo Tu debolezza,
non deridere mai più me.
Sto facendo l’impossibile
senza nulla poter fare.
Perché il massimo è per me Amarti,
è Tutto quello che so fare.


Poesia scritta il 28 novembre 2014

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